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mio zio: Sir Alan Parsons Project

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    alanparsonx
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    00 1/27/2005 8:29 PM
    Cara Tyzyanas
    oggi mi va di parlarti un pò di mio zio,
    del quale vado fiero di portarne lo stesso nome:

    Sir Alan Parsons



    Dunque, cara la mia bella, devi sapere che Egli è nato a Londra da Jean e Denys Parsons; sua madre era attrice e cantante, suo padre, ora in pensione, ha lavorato per la British Telecom e per la British Library. Alan ha anche un fratellastro, Paul, di 15 anni più giovane, che attualmente lavora a Francoforte dove fa il programmatore di computer. AP era sposato con Smokey ed ha due figli. Ha divorziato.
    Di seguito, le tappe della sua sfolgorante carriera.
    I Beatles

    Il giovane Alan Parsons non avrebbe mai immaginato che da grande avrebbe intrapreso una carriera di compositore di musiche e canzoni, oltre che di produttore di dischi. In effetti aveva tutte le carte in regola per pensarci: aveva studiato pianoforte e flauto a scuola, suonava discretamente la chitarra con una blues band locale e si interessava di elettronica, ma i tempi erano ancora prematuri per mettere tutto insieme.
    Terminata la scuola andò in un laboratorio di ricerche che si occupava dello sviluppo di telecamere (alla EMI, Hayes, Middlesex), quindi si spostò in un reparto per la produzione di nastri magnetici. Fu così che iniziò il suo interesse verso l'alta fedeltà, anche perchè era la prima volta in cui era a contatto con sistemi sonori ad alta qualità. Uno dei primi album che sentì in quel periodo fu "Sgt. Pepper": AP rimase folgorato da quell'album - era comunque un fan dei Beatles anche da prima - e decise di capire come facevano gli "scarafaggi" a trovare dei suoni simili. C'era un problema: trovare lavoro presso gli studi ad Abbey Road era molto difficile.
    AP, allora diciannovenne, scrisse una lettera al responsabile degli studi e, in maniera abbastanza sorprendente, appena dieci giorni dopo già lavorava ad Abbey Road! L'inizio non fu brillantissimo: il primo lavoro che gli affidarono fu di fare il fattorino e dare una mano con i nastri, però ebbe l'opportunità di conoscere i Beatles. Poco dopo AP fu mandato proprio agli studi Apple di Savil Row, dove i Beatles stavano lavorando a "Let it be" (Ben Johns era il tecnico del suono), perchè c'era qualche problema con le apparecchiature che non funzionavano come invece pretendevano i Fab Four. AP doveva solo controllare che tutto andasse liscio, e continuare ad aiutare con i nastri, oppure fare del tè di quando in quando. Beh, in effetti non è che conoscesse bene nessuno di loro, anche perchè AP aveva un certo timore reverenziale nei loro confronti, ma era comunque contento di potergli girare attorno e vedere come lavorassero. Per AP fu una grandissima esperienza vedere come le loro idee venissero fuse insieme e, soprattutto, l'ultimo spettacolo dei Beatles in pubblico, sul terrazzo dell'Apple Building.
    Sebbene "Let it be" fosse l'ultimo album dei Beatles (come gruppo) ad uscire, fu "Abbey Road" l'ultimo ad essere registrato, ed il primo ad essere interamente ad 8 tracce. Durante il coinvolgimento di AP nella realizzazione di quest'album (come operatore ai nastri/assistente tecnico del suono/factotum) la situazione tra i Beatles si era già deteriorata: non c'erano mai tutti e quattro contemporaneamente nella sala di registrazione, spesso c'erano Paul con George Martin, o George Harrison (con cui farà "All things must pass") con George Martin - in pratica registravano singolarmente. AP però rimase più che altro sorpreso dal fatto che i quattro non usassero strumenti musicali "convenzionali" per il disco, ma avessero delle idee particolari. Ad esempio, AP fu colpito dall'idea di Ringo Starr per creare gli effetti "sottomarini" in "Octopus's garden" - soffiava attraverso una cannuccia in un bicchiere d'acqua - o, nel caso di "Maxwell's Silver Hammer" il colpo di un incudine per l'effetto "martello". Per inciso, "Abbey Road" vinse un Grammy come "Best Engineered Recording".
    Molti altri artisti in quel periodo registravano i loro dischi usando metodi molto più convenzionali. Con i Beatles una sessione di registrazione durava circa tre ore, praticamente agli orari più disparati, e spesso non si sapeva che cosa si sarebbe fatto l'indomani: la mattina si poteva registrare una sessione di orchestra classica, e il pomeriggio si registrava un musical, e il giorno successivo si poteva lavorare su delle sonorità da blues band progressiva...
    Questa grande varietà di stili musicali era tutta esperienza valida per il giovane Parsons, un costante processo di apprendimento vedere come lavorassero persone diverse, e come lavorassero produttori e tecnici diversissimi.

    Paul McCartney

    La maggior parte del lavoro del primo album solista di Paul McCartney fu registrata in vari studi - compresa la sua casa e la sua fattoria in Scozia - ma si recò ad Abbey Road per un paio di canzoni. Una di queste era "Every night" e l'altra era la classica "Maybe I'm amazed". L'album "McCartney" fu seguito poco tempo dopo da "Ram", e poi dal LP "Wildlife" dei Wings, anche questo realizzato ad Abbey Road. Così iniziò la carriera di tecnico del suono per AP, diversissima dal lavoro di assistente, anche perchè ogni volta che Paul McCartney spariva con la band, e chiedeva a Tony Clark o allo stesso AP di fare dei nastri per poterli poi ascoltare con calma il giorno dopo e decidere il da farsi. AP fece allora un nastro con un mix un po' grezzo, proprio per questi scopi, in modo che McCartney potesse decidere cosa farne. E da questo mix venne fuori "I'm your singer".
    Forse AP aveva fatto una buona impressione a McCartney con quel lavoro su "Wildlife": Paul gli chiese di fare alcune tracce per il nuovo album, "Red rose speedway". Questo nuovo lavoro era molto diverso da quello del ragazzo che raccoglieva i nastri per poi farli andare avanti. Come produttore, Paul era dubbioso sul tipo di suoni che dovevano venir fuori; diceva: "migliora questi suoni di chitarra" o "migliora i suoni della batteria", ma non riusciva a descrivere in termini tecnici che cosa volesse, il che naturalmente rendeva il lavoro del tecnico molto difficile. Ma al termine della giornata i risultati si vedevano.

    Gli Hollies

    Sebbene vi fossero numerosi lavori di produzioni indipendenti che lavoravano ad Abbey Road, la maggior parte delle sessioni di registrazione erano produzioni "fatte in casa". Anche i Beatles erano "prodotti in casa", in quanto George Martin era lo staff producer dell'EMI. C'erano anche altri produttori a tempo pieno come Peter Sullivan, John Burgess e Ron Richards che ebbero un successo con gli Hollies per un certo tempo.
    AP conobbe gli Hollies più o meno nel periodo in cui Graham Nash lasciò il gruppo e vi entrò invece Terry Sylvester. Tra i dischi che AP realizzò con loro c'è naturalmente la classica "He ain't heavy, he's my brother", ma anche forse il loro miglior lavoro, "The air that I breathe". Registrare era quasi un gioco: una volta era mono, un'altra stereo, una volta a 4 tracce, poi a 8 tracce, quindi a 16 tracce... e finalmente arrivarono le 24 tracce. Non era interessante solo il vedere come evolvevano gli studi, ma anche come i musicisti evolvessero con i cambiamenti, ed infatti uno dei gruppi che fecero una grande impressione su AP in questo senso erano i Pink Floyd.

    I Pink Floyd

    Il primo incontro con i Pink Floyd fu con l'album "Atom heart mother": venne chiesto proprio ad AP di mixarlo per loro. L'album era registrato su 8 tracce, ma il numero di effetti speciali e macchinari che giravano era incredibile, ed infatti veniva usato praticamente ogni effetto sonoro concepibile. E, contemporaneamente, era probabilmente la più grande sfida con cui AP si confrontava: mixare quell'album, un album dei Pink Floyd.
    Tuttavia l'album che diede un'impulso maggiore alla carriera di AP fu "Dark side of the Moon" (all'interno di quest'album ci sono molte idee tipicamente parsonsiane: come tecnico AP considerava suo dovere creare idee). I PF avevano già suonato più volte questo pezzo durante i concerti prima della registrazione in studio, ma - ovviamente - c'erano dei cambiamenti da fare in studio. Si iniziava con basso e batteria per poi aggiungere chitarre, voci eccetera, che è proprio ciò per cui i PF sono divenuti famosi. Forse una ragione per cui l'album impiegò tanto tempo per uscire (un anno intero) fu che si passavano ore ed ore per avere esattamente un particolare effetto sonoro. Ad esempio, con "Money" si usò un righello per misurare i segmenti di nastro, ognuno dei quali conteneva un particolare effetto (un registratore di cassa, un sacchetto di monete, un foglio di carta appallottolato). Questi effetti vennero poi messi insieme, creando un ciclo continuo che serviva da base per il sottofondo del brano.
    Quando i PF suonavano "Time" in concerto si partiva semplicemente con Roger Waters che suonava il basso, e sembrava che la stessa cosa dovesse avvenire nella registrazione dell'album. AP - all'epoca ventiduenne - fu folgorato da un'idea: mettere insieme anche un bel po' di orologi (la registrazione degli orologi avvenne presso il negozio di un orologiaio poco distante) che ticchettassero tutti insieme. La cosa poteva sembrare difficile, ma con un nastro multitraccia AP riuscì a sincronizzare il tutto: quegli orologi ticchettavano all'unisono e le sveglie suonavano contemporaneamente; poi iniziava il basso e partiva il brano vero e proprio. Per la realizzazione dell'album lo stipendio base di AP era di 35 sterline a settimana.
    Sembrò strano che all'epoca, dopo il fenomenale successo di "Dark side of the Moon", i PF facessero un album completamente diverso. Dapprima si era pensato di realizzare un album completamente privo di strumenti musicali - o strumenti musicali convenzionali, e si suonava con elastici, lattine, soffiando dentro bottiglie di vetro e roba del genere; ma dopo un mese di simili registrazioni in studio si avevano solo due minuti di musica, e così quest'idea fu abbandonata (poteva essere una grandiosa rivoluzione nel campo musicale), ma gli sforzi profusi per realizzarla erano comunque stati straordinari. Purtroppo fu l'ultima volta in cui AP lavorò con i Floyd, che realizzarono "Wish you were here" e "Animals" altrove. Beh, in effetti gli chiesero di lavorare anche per "Wish you were here" sempre per 35 sterline a settimana, ma il nuovo manager di AP, Eric Woolfson, chiese di poter avere anche una percentuale sulle entrate, e così non se ne fece nulla; tra l'altro AP aveva registrato alcuni rumori con dei bicchieri di cristallo per poterli inserire successivamente in "Dark side of the Moon", e invece quegli effetti sonori furono poi inseriti in "Shine on you crazy diamond".

    Steve Harley, Pilot, John Miles, Ambrosia, Al Stewart

    C'era però altra gente che voleva lavorare con AP, sia nelle vesti di tecnico del suono che di produttore; uno dei primi a chiedere l'aiuto di AP come produttore fu Steve Harley. Harley aveva avuto un discreto successo con il suo primo album, ma fu con "Psychomodo" che sfondò in Inghilterra: il single "Judy Teen" - praticamente la prima cosa prodotta da AP - raggiunse i Top 20 nelle classifiche inglesi.
    Poco tempo dopo la EMI chiese ad AP di produrre qualcos'altro per loro: c'erano tre ragazzi scozzesi che si chiamavano David Paton, Stuart Tosh e Billy Lyall. Il loro gruppo, cui si aggiungeva un altro scozzese di nome Ian Bairnson, si chiamava "Pilot". Venne così prodotto un album ("From the album of the same name") dal quale fu realizzato anche un singolo, che ebbe un successo strepitoso in America raggiungendo il secondo posto. Quella canzone si chiamava "Magic". In seguito AP produrrà altri due album dei Pilot, "January" (o "Second flight") e "Two's a crowd".
    E a questo punto, dopo due dischi di successo, iniziano ad arrivare le prime offerte di lavoro al di fuori dell'EMI. La decisione non era facile: sette-otto anni di lavoro all'EMI rendevano difficile la decisione di andare a produrre per un'altra compagnia. Tuttavia AP prese la decisione di lasciare l'EMI a causa di un cantante di nome John Miles con una grande voce professionale, un grande timbro vocale e bravo anche come chitarrista (anche se sottostimato). L'album che fecero insieme si chiamava "Rebel"; poi uscì "Music" come singolo - durava oltre cinque minuti - e che servì ad imporre il nome di John Miles in molte parti d'Europa.
    Nel frattempo giunse la nomination ai Grammy Awards 1973 per "Dark side of the Moon" (quella volta il Grammy lo vinse Stevie Wonder per "Innervision"; complessivamente, nella sua carriera, AP ha ricevuto undici nominations). Mentre AP si trovava a Los Angeles incontrò il gruppo "Ambrosia" che gli fece sentire qualcosa del proprio materiale. AP ne rimase impressionato: soprattutto non riusciva a credere che fossero americani dato che il tipo della loro musica era assolutamente di stampo britannico. Ovviamente AP iniziò subito a lavorare sul loro primo album ("Ambrosia") che - neanche a dirlo - fu un successo, ed in particolar modo per il singolo "Holding on to yesterday", passando subito a realizzare il secondo album, "Somewhere I've never travelled". L'artista che però ebbe il maggiore successo con AP nelle vesti di produttore fu Al Stewart.
    Al Stewart, che era già conosciuto in America per il suo "Modern Times", tendeva a basare la propria musica su strumenti acustici, principalmente a causa delle sue origini folk, anche se c'erano rari assoli con la chitarra elettrica. Durante la produzione del nuovo album di Stewart, AP suggerì che un suo vecchio amico, Phil Kenzie, suonasse un assolo di sassofono nel brano principale dell'LP. Al Stewart ribattè che non c'era mai stato un sax nella sua musica prima di allora, ma accettò l'idea. E il risultato fu una canzone che sfondò praticamente ovunque: "The year of the cat", che portò Al Stewart a lungo in America per concerti. Inoltre, grazie a quel brano, Phil Kenzie, il sassofonista, diventò membro permanente della band, realizzando anche "Song on the radio" e "Time passages" (per inciso Phil Kenzie compare anche in "Pyramid").
    Poi, un bel giorno, Alan Parsons incontrò Eric Woolfson: il "Progetto" aveva inizio.

    Altre notizie

    Come si sa, oltre ai dischi del "Progetto", AP ha prodotto la colonna sonora del film Ladyhawke, ed ha prodotto anche il musical teatrale e l'album di Freudiana. Nel 1993 AP ha prodotto l'album orchestrale "Symphonic music of Yes": quest'album è partito immediatamente dalla prima posizione nelle classifiche Billboard Classical e Billboard Crossover.
    AP ha poi trascorso oltre sei mesi come direttore musicale al "World Liberty Concert", un evento internazionale su larga scala per il 50° anniversario della liberazione dell'Olanda (il WLC si è svolto ad Arnhem nel 1995). Al WLC hanno partecipato artisti come Joe Cocker, Cyndi Lauper, UB40, Wet Wet Wet, Candy Dulfer, ed Art Garfunkel, per un'audience dal vivo di oltre centomila persone, e diversi milioni grazie alle televisioni di tutto il mondo (il commento italiano, curato da TMC, è stato purtroppo bruttissimo).

    [Modificato da alanparsonx 27/01/2005 20.34]

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    [Modificato da alanparsonx 27/01/2005 20.50]

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