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"C..."- racconto di fantascienza di Richard Matheson -

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    alanparsonx
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    00 3/12/2005 7:15 PM
    Titolo del racconto originale: "F..."
    Le automobili si bloccarono di colpo con un alto stridore di freni. Esplosero le imprecazioni dei guidatori, mentre i pedoni sbigottiti, gli occhi sbarrati e la bocca aperta per lo spavento, facevano un salto all' indietro.
    Una massiccia sfera metallica si era improvvisamente materializzata a qualche metro da terra ed era poi calata proprio nel mezzo dell' incrocio.
    "Ehi! Cosa succede?" brontolò uno degli agenti di servizio scendendo dalla piattaforma di cemento.
    "Dio mio!" gridò una segretaria, sporgendosi spaventata da una finestra del terzo piano. "Che cosa è questa roba?"
    "E' venuta fuori all' improvviso!" saltò su un vecchio. "Ma non è dei nostri, ci scommetterei la testa!"
    Respiri affannosi. Tutti in avanti per veder meglio, il cuore in tumulto. Qualcuno, dall' interno, stava aprendo la porta circolare della sfera.
    Uscì un uomo. Diede uno sguardo pieno di curiosità tutt' intorno, e si mise a fissare la gente che lo ricambiava con altrettanta attenzione.
    "Ma dico, siete impazzito?" gli chiese l' agente in tono brusco tirando fuori il suo libretto. "Volete fare un macello?"
    L' uomo sorrise. Quelli che gli erano vicino sentirono ciò che disse. "Sono il professor Robert Wade e vengo dall' anno 1975."
    "Sì, sì, sarà vero, ma prima di tutto levate di qui questo arnese" disse l' agente minaccioso.
    "Ma adesso non è possibile" disse l' uomo.
    L' agente sporse bellicosamente in fuori il labbro inferiore: "Impossibile, eh?" disse, e si avviò verso la sfera di metallo. Vi puntò le mani e, a gambe divaricate, diede una forte spinta: la sfera non si spostò di un millimetro. Esasperato, l' agente cominciò a prenderla a calci, ma dovette smettere per il dolore.
    "E' inutile" disse l' uomo "In questo modo non otterrete niente."
    Senza rispondergli l' agente fece scorrere con un grugnito il portello circolare e si affacciò dentro per guardare. Si ritrasse immediatamente, e un grido di orrore gli uscì soffocato dalle labbra.
    "Ma... mio Dio, è vero?" balbettò, stropicciandosi gli occhi.
    "Che cosa vi succede?" chiese il professore.
    Adesso la faccia dell' agente non era più soltanto accigliata, era sconvolta.
    "Se aveste la cortesia..." cominciò a dire il professore.
    "State zitto, lurido bastardo!" tuonò l' agente. Il professore, spaventato, fece un passo indietro; dalla sua espressione era chiaro che quello che stava succedendo gli riusciva del tutto incomprensibile.
    L' agente entrò nella sfera e poco dopo uscì tenendo in mano degli oggetti. Fu un finimondo. Le donne voltavano di scatto la testa con urla di indignata esecrazione. Uomini ritenuti forti e coraggiosi rimasero imbambolati, gli occhi pieni di terrore. I bambini gettavano occhiate furtive senza capir bene di cosa si trattasse e molte ragazze persero i sensi.
    Paonazzo in viso, l' agente si affrettò a nascondere alla meglio gli oggetti sotto la giubba; tremava dalla testa ai piedi., come se, sotto il tessuto della divisa, un qualche sinistro animale cercasse violentemente di liberarsi... Guardò con odio il professore, e lo colpì con un calcio al polpaccio.
    "Maiale!" urlò.
    "Che vergogna!" mormorò un prete che era diventato cianotico. In un attimo, cinque, dieci, venti mani afferrarono il professore, lo trascinarono in mezzo alla strada. La vittima si dibatteva, cercava di ripararsi con le mani, urlava disperatamente ma la sua voce era coperta dal coro isterico della folla. Volevano tutti picchiarlo e usavano quello che avevano, ombrelli, bastoni, stampelle e rotocalchi arrotolati.
    "Infame!" gli gridavano alzando il pugno.
    "Impudente libertino!"
    "Verme disgustoso!"
    Se fosse caduto, l' avrebbero certamente calpestato a morte. Ma a forza di botte e spintoni lo caricarono su una macchina della polizia e lo portarono in prigione. Due poliziotti furono lasciati di guardia alla sfera di metallo con il compito di tener lontani tutti i passanti che volessero curiosare. Ma quanto a loro, mettevano continuamente la testa dentro la sfera, sbirciando in giro con occhi pieni di segreta libidine.
    "Ma ti rendi conto? Ma ti rendi conto?" ripeteva uno dei due, leccandosi le labbra tutto eccitato. "Santo cielo, ti rendi conto?"

    L' Alto Commissario Castlemould stava contemplando delle cartoline pornografiche quando nella stanza il televisore di controllo cominciò a ronzare.
    Le sue spalle ossute si girarono di scatto, la dentiera si richiuse con un colpo secco. Raccolse con un guizzo affannoso la pila di cartoline e le gettò nel cassetto della scrivania.
    Distogliendo lo sguardo dalle immagini con un ultimo sospiro, chiuse il cassetto, e sforzandosi di assumere un' espressione austera e consona alla posizione, girò l' interruttore.
    Sul video di controllo apparve il grasso collo del capitano Ranker, stretto da uno dei suoi soliti colletti rigidi. Anche lui sedeva davanti a una scrivania.
    "Commissario" mormorò il capitano in tono di deferenza servile "mi rincresce avervi disturbato durante la vostra ora di meditazione."
    "Va bene, va bene, cosa c'è?" disse brusco Castlemould, battendo il palmo, con impazienza, sulla superficie, ora sgombra, del tavolo.
    "Abbiamo un prigioniero" disse il capitano. "Dice di viaggiare nel tempo e di essere arrivato dal 1975."
    "Bé, che cosa volete allora?" borbottò il Commissario.
    Il capitano Ranker cercò qualcosa sotto la sua scrivania con le sue mani piccole e grassocce, e tirò fuori tre oggetti sistemandoli in modo che Castlemould potesse vederli. Sembrò per un momento che gli occhi di Castlemould saltassero fuori dalle orbite e che il pomo d' Adamo non si fermasse più.
    "Aaah!" disse con voce aspra. "Dove li avete presi?"
    Ranker si raschiò la gola.
    "Li aveva con sè il prigioniero" disse.
    Il vecchio Commissario stette a guardare inebetito gli oggetti.
    Nessuno dei due riuscì a parlare. Castlemould avvertì un formicolio di fuoco e di ghiaccio salirgli fino alla nuca. Poi il respiro gli uscì con violenza dalle narici.
    "Aspettate!" disse rauco, "vengo subito da voi." Spense l' interruttore, stette un attimo sovrappensiero e l' accese di nuovo. Il capitano Ranker sembrò inghiottire il cuore. "Sissignore", borbottò, mentre il grasso collo arrossiva violentemente. Castlemould, sogghignando spense l' interruttore.
    Prese a camminare lentamente per la camera soffregandosi le mani scarne. Picchiettare il pavimento con i tacchi gli dava una sensazione di sollievo, il movimento lo rilassava.
    Quando si sentì di nuovo padrone di sè diede disposizione perchè gli portassero la sua macchina personale all' ingresso.

    Dei passi. L' agente di guardia, alto e tarchiato, aprì la porta facendola scorrere. "Alzatevi, voi" ringhiò, le labbra atteggiate a una smorfia di disprezzo. Il professor Wade si alzò guardando con astio il carceriere, attraversò la cella, uscì e si trovò in un immenso salone nudo.
    "Girate a destra" ordinò la guardia.
    Wade girò a destra. Si avviarono verso il fondo della sala.
    "Avrei dovuto starmene a casa" mormorò Wade.
    "Silenzio, maiale!"
    "Oh, piantatela!" disse Wade. "Dovete essere tutti matti da queste parti. A momenti mi ammazzate in mezzo alla strada, e per cosa, poi? Per quel pò di...
    "Silenzio!" tuonò la guardia, guardandosi subito intorno preoccupato Rabbrividì. "Non permettetevi di pronunciare quella parola nella mia onorata prigione!"
    Wade alzò gli occhi al cielo come chi rinuncia definitivamente a capire.
    Fu scortato per lunghi corridoi fino ad una porta con la targhetta:

    CAPITANO RANKER - CAPO DELLA POLIZIA DI CONTROLLO.

    La porta si aprì, e Wade si sentì spingere dentro.
    Ranker si alzò di scatto appena lo vide entrare. Sulla scrivania c' erano gli oggetti, pudicamente coperti da un panno bianco. Un vecchio tutto raggrinzito, in una vecchia palandrana, rivolse a Wade uno sguardo penetrante.
    Due mani si levarono contemporaneamente a indicare una una poltroncina vuota.
    "Sedetevi" disse Ranker.
    "Sedetevi disse l' Alto Commissario.
    Ranker si scusò. Il Commissario gli rivolse un sorriso ironico.
    "Sedetevi ripetè Castlemould.
    "Volete che mi sieda?" disse Wade.
    La collera fece diventare scarlatta la faccia del capitano Ranker, le vene al collo gli si gonfiarono pericolosamente.
    "Sedetevi!" ruggì. "Quando l' Alto Commissario Castlemould vi dice di sedervi, dovete farlo immediatamente!"
    Il professor Wade sedette. I due uomini gli si misero al fianco come due rapaci che stessero meditando un tuffo improvviso sulla preda. Il professore guardò il capitano Ranker.
    "Ora forse mi spiegherete...
    "Silenzio!" lo zittì Ranker.
    Wade picchiò un colpo rabbioso sul bracciolo della poltrona. "E invece non starò zitto! Sono stufo di tutte queste vostre idiozie! Io arrivo nel vostro tempo, e voi, la prima cosa che fate, è di prendere queste banalissime cose..." strappò il panno che ricopriva gli oggetti. I due uomini fecero un salto all' indietro e rimasero a fissarlo inorriditi, come se Wade avesse strappato quel pezzo di stoffa dalla schiena delle loro nonne.
    Wade si alzò gettando il panno sulla scrivania. "Ma si può sapere che cosa diavolo avete?" gridò. "E' cibo. Solo un pò di cibo!"
    I due piegarono le ginocchia come pugili colpiti da un fulmineo destro-sinistro.
    "Chiudete quella lurida bocca!" disse il capitano con voce soffocata. "Ci rifiutiamo di ascoltare altre vostre oscenità."
    "Oscenità!" urlò il professor Wade. "E' questo che avete detto?"
    Sollevò uno degli oggetti. "Ma è una scatola di biscotti!" disse incredulo. "Che cos' ha di osceno, una scatola di biscotti?"
    Il vecchio Castlemould ritornò in sè e contraendo le labbra grigiastre guardò il professore con i piccoli occhi astuti.
    Wade rimise la scatola sulla scrivania. Il vecchio impallidì. Wade afferrò gli altri due oggetti.. "Un barattolo di carne conservata!" esclamò. "Un thermos di caffè! Mi volete spiegare che c'è di osceno in un pò di carne e di caffè?"
    Un silenzio sepolcrale scese nella stanza dopo lo scatto di Wade.
    I tre uomini, si fissavano senza parlare. Ranker tremava, sembrava un grosso mucchio di gelatina sormontata da una maschera stravolta. Lo sguardo del vecchio si posava ora sulla faccia indignata di Wade, ora sugli oggetti che erano sulla scrivania, come se esitasse a prendere una decisione di fatale importanza. Alla fine Castlemould fece un cenno col capo e tossicchiò.
    "Capitano" disse, "lasciatemi solo con questo farabutto, voglio andare fino in fondo a questa porcheria."
    Il capitano fissò un momento il suo superiore, poi chinò la testa e si avviò alla porta senza pronunciare una parola. Il suo passo era incerto, le braccia gli pendevano inerti lungo i fianchi, e il suo respiro era breve, rasposo.
    "Adesso ditemi il vostro nome" disse l' Alto Commissario Castlemould calandosi nell' enorme poltrona di Ranker. Il tono della voce s' era fatto di colpo più mite, anzi, quasi scherzoso.
    Prese gravemente il panno tra il pollice e l' indice e tornò a ricoprire gli oggetti con la delicatezza e la dignità che avrebbe messo un vescovo nel gettare il suo mantello sul corpo nudo di una meretrice.
    Wade si lasciò cadere sull' altra poltrona con un sospiro.
    "Rinuncio a capire" disse" disse, "sono venuto dall' anno 1975 nella mia crononave. E mi sono portato dietro un pò di... cibo... per il caso che capitasse qualcosa di imprevisto. Ora voi venite a dire che sono un porco. Non mi raccapezzo assolutamente."
    Castlemould incrociò le braccia intorno al torace incavato e annuì lentamente. "Mmm! Ecco, giovanotto, si dà il caso che io vi creda" disse. "E del resto è possibile, devo ammetterlo. Gli storici sostengono che ci fu un' epoca in cui il... ehm... mantenimento fisico era assicurato per via orale".
    "Sono contento che almeno uno mi creda" disse Wade, "Ma vorrei che mi spiegaste la questione del cibo."
    L' Alto Commissario ebbe di nuovo una leggera contrazione di disagio. Wade lo guardò perplesso.
    "A meno che" disse "la parola... cibo... sia diventata oscena?"
    A quel suono ripetuto, fu come se qualche segreto meccanismo si fosse messo in moto nel cervello di Castlemould.
    Wade lo vide allungare irresistibilmente la mano e tirar via il panno, gli occhi accesi da un torbido fuoco. Sembrava preso, davanti a quel thermos, quella scatola, quel barattolo, da una sorta di senile, bavosa venerazione. Si inumidì più volte le labbra secche con la lingua. Wade lo osservava con un senso di crescente nausea. Il vecchio fece scorrere una mano tremante sulla scatola dei biscotti, palpandola come se fosse la gamba di una ballerina. I suoi polmoni cercavano spamodicamente l' aria.
    "Cibo..."
    Lo disse in un sussurro, e anche la sua voce, ora, aveva un timbro lascivo.
    Poi, con uno scatto brusco, rimise il panno sopra gli oggetti, evidentemente estenuato da quel che aveva visto. I suoi occhi vitrei tornarono a poco vivi, fissarono quelli del professor Wade.
    Inspirò adagio.
    "C... certo" disse infine.
    Wade si appoggiò allo schienale della poltrona; cominciava a sentirsi accaldato e imbarazzato. Scosse la testa, pensieroso. "Incredibile" mormorò.
    Abbassò il capo per evitare lo sguardo del vecchio, ma poco dopo, rialzando gli occhi, vide Castlemould che sbirciava sotto il panno con il fremito di un adolescente al suo primo spettacolo di nudo integrale.
    "Commissario!"
    Il vecchio satiro sussultò dalla sedia, lasciandosi sfuggire un ansito di desiderio. Cercò affannosamente di ricomporsi.
    "Si?" fece, ansimando.
    Wade si alzò in piedi, tirò via il panno e lo spiegò sulla scrivania; poi fece una pila di tre oggetti, la portò al centro del panno, di cui raccolse in una mano i quattro angoli. Prese l' involto, e tornò al suo posto.
    "Non vorrei davvero corrompere la vostra società" disse. "La cosa migliore è che raccolga i dati che mi occorrono su questa epoca, e poi me ne torni nel mio tempo portandomi via il mio... questo".
    Non vi pare?
    I lineamenti dell' Alto Commissario si irrigidirono come se fosse rimasto impietrito da quell' eventualità. "No!" urlò.
    Wade lo guardò ironico. Castlemould si morsicò mentalmente la lingua. "Voglio dire" si corresse con il viso in fiamme, "non c'è motivo perchè ve ne andiate così in fretta. E poi..." riprese, agitando le braccia scarne in un modo che tradiva il suo imbarazzo. "Siete mio ospite. Venite con me, andiamo a casa mia e prendiamo un pò di..."
    Si schiarì ripetutamente la gola. Si alzò in fretta e fece il giro della scrivania. Diede una manata sulla spalla di Wade atteggiando con sforzo le labbra a un sorriso di convenienza che ricordava uno sciacallo famelico.
    "Troverete tutto quello che vi occorre nella mia biblioteca privata" disse. Wade non rispose. Il vecchio si guardò intorno con aria colpevole. "Ma voi... bè... ecco... sarebbe forse meglio non lasciare qui il vostro involto" disse.
    Fece una risatina come per stabilire una complicità. Wade lo guardò con diffidenza. Castlemould cercò di rendere più plausibile quello che stava per dire. "Mi dispiace doverlo ammettere ma non posso fidarmi al cento per cento dei miei subalterni. Potrebbe causare un grave turbamento in molti di loro. Quella cosa lì, voglio dire."
    Gettò verso l' involto un' occhiata che voleva essere disinvolta. La sua gola già stretta si chiuse ancora di più.
    "Ci si può aspettare di tutto" continuò. "Voi capite, c'è tanta gente in giro priva di qualsiasi scrupolo."
    Lo disse come se quell' empia possibilità fosse entrata solo a fatica nella sua mente casta. Si avviò alla porta per evitare altre discussioni. Si girò con le dita aggrappate alla maniglia.
    "Aspettate qui" disse. "Vado a farmi dare il vostro ordine di scarcerazione."
    "Ma..."
    "Niente, niente" tagliò corto Castlemould, precipitandosi nel corridoio.
    Il professor Wade scosse il capo. Poi si mise una mano nella tasca della giacca e ne tirò fuori una tavoletta di cioccolata.
    "Dovrò tenerla ben nascosta" si disse, "o ci sarà subito il plotone di esecuzione!"

    Entrando nell' atrio di casa sua, Castlemould disse: "Date qua, vi porterò io il pacco. Lo metteremo sulla mia scrivania".
    "No meglio di no" protestò Wade che cercava di trattenersi dal ridere vedendo la faccia avida del Commissario. "Potrebbe essere una tentazione troppo forte..."
    "Per chi, per me?" gridò Castlemould togliendoli di mano l' involto. "Aaah, ma è ridicolo!"
    Sporse avanti le labbra come se facesse il broncio.
    "Piuttosto, facciamo così" riprese ingraziante. "Andiamo nel mio studio, e io farò la guardia alla vostra roba mentre voi prendete appunti dai miei libri. Cosa ne dite, eh"?
    Wade seguì il vecchio nello studio dal soffitto altissimo. Non riusciva ancora a capire. Cibo. Cercava di scoprire che cosa ci fosse di così conturbante in quel suono, in quelle due sillabe. Era una parola del tutto inoffensiva. Ma ogni parola, pensò, ha il significato che le dà la gente. E qui, il significato di "cibo" era fin troppo chiaro.
    Bastava guardare come la mani di Castlemould, attraversate da grosse vene azzurre, accarezzavano l' involto, l' espressione libidinosa, gli occhi cupidi che sconvolgevano la sua austera faccia raggrinzita.
    Si chiese se poteva lasciare il... Si prese in giro mentalmente per l' esitazione. Stava per diventare anche lui come questi pazzi.
    Attraversarono la stanza in silenzio sul folto, immenso tappeto orientale. "Ho la più bella collezione di tutta la città" disse il Commissario, con palese compiacimento. "Completa." Strizzò l' occhio solcato di venuzze. "Senza censura" aggiunse.
    "Bene!" disse Wade.
    Si fermò davanti agli scaffali e fece scorrere lo sguardo sui libri che occupavano tutte le pareti della stanza.
    "Non avreste un..." disse, girandosi. Ma l' Alto Commissario si era allontanato dal suo fianco e si era andato a sedere sulla scrivania.
    Aveva aperto l' involto e stava guardando il barattolo di carne con il ghigno di un avaro che pesi il suo oro.
    Wade chiamò forte: "Commissario!"
    Il vecchio saltò su spaventato, facendo cadere per terra il barattolo. Allora si lasciò cadere di schianto sotto la scrivania e un attimo dopo riemerse grondante di sudore e vergogna, insieme con il barattolo stretto fra le mani.
    "Si?" chiese, con forzata affabilità.
    Wade si girò in fretta, ma si poteva vedere il tremito delle sue spalle mentre tratteneva a stento una risata.
    "Non avreste per caso... un manuale di storia?" chiese cercando di controllare la voce.
    "Come no? Come no?" disse Castlemould. "Il miglior manuale che ci sia in città!"
    Andò silenzioso fino a uno scaffale polveroso e ne trasse un grosso volume. "Lo leggevo proprio l' altro giorno" disse, porgendolo al professor Wade.
    Wade annuì, e soffiando sul bordo fece alzare una nuvoletta di polvere.
    "Così siamo a posto" disse Castlemould. "Ecco, voi potete sedervi qui." Tamburellava con le dita sullo schienale screpolato di una poltrona di cuoio. "Ora vi cerco qualcosa per scrivere."
    Wade lo guardò andare alla scrivania e aprirne il primo cassetto.
    Mentre Castlemould tornava con un grosso blocco di fogli, Wade si disse che avrebbe benissimo potuto lasciare il cibo a quel povero mentecatto. Fu sul punto di dirgli che aveva già il suo taccuino, ma poi cambiò idea, pensando che sarebbe stato interessante avere un campione della carta del futuro.
    "Adesso sedetevi e prendete tutti gli appunti che volete" disse Castlemould, "e non preoccupatevi per il vostro... non pensateci."
    "Dove andate?"
    "In nessun posto, in nessun posto!" disse l' Alto Commissario, rassicurante. "Sto qua a far la guardia al ..." Il suo pomo d' Adamo si abbassò mentre dava un altro sguardo agli oggetti, e la voce si spense lentamente, come sopraffatta da un desiderio troppo violento.
    Wade si allungò nella poltrona e aprì il libro. Castlemould stava agitando il thermos del caffè per ascoltarne il gorgoglio, la sua faccia grinzosa sembrava quella di un idiota che tenda l' orecchio alle voci immaginarie che sente nella testa.

    "La capacità della Terra di produrre cibo ebbe termine per l' uso militare indiscrimato delle armi batteriologiche" lesse il professore. "Questi veleni attivi di ogni genere sono penetrati nel suolo ad una profondità tale da rendere impossibile qualsiasi crescita vegetale. Hanno inoltre distrutto la maggior parte degli animali e dei pesci che fornivano carne. Durante l' ultima disperatata guerra batteriologica non si prese infatti nessun serio provvedimento per salvarli. Furono inquinate le maggiori riserve idriche della Terra. Cinque anni dopo la fine del conflitto, quando questo libro fu scritto, persisteva un generale, gravissimo inquinamento che l' azione benefica delle piogge aveva ridotto solo in misura trascurabile. Inoltre..."
    _________________

    [Modificato da alanparsonx 12/03/2005 20.41]

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    00 3/12/2005 7:18 PM
    PARTE 2
    Wade alzò gli occhi dal libro, inorridito. Questo, dunque, riservava il futuro all' umanità.
    Guardò dove fosse finito il Commissario e vide Castlemould sprofondato nella poltrona, che rigirava fra le mani la scatola di biscotti con aria concentrata. Riprese a leggere e cercò di finire in fretta il brano. Diede un' occhiata all' orologio.
    Doveva andarsene, ormai, il tempo della crononave stava per scadere. Prese qualche rapido appunto, chiuse il libro, andò a rimetterlo a posto e si avvicinò alla scrivania.
    "Me ne vado" annunciò.
    Le labbra di Castlemould ebbero un tremito incontrollato.
    "Così presto?" disse, cercando di mettere un tono di minaccia nelle sue parole. I suoi occhi erravano nella stanza come se cercassero qualcosa. "Ah!" disse. Posò delicatamente la scatola di biscotti e si alzò. "Cosa ne direste di un brindisi alla vena?" chiese.
    "Soltanto un goccio prima di andarvene."
    "Che cosa?" disse Wade.
    "Un brindisi alla vena."
    Wade sentì la mano del Commissario posarsi sul braccio.
    "Sedete" disse Castlemould in tono di forzata allegria.
    Wade sedette. "Non corro pericolo" pensò Gli lascio il cibo e si addolcirà subito."
    Il vecchio stava ora spingendo da un angolo della stanza una specie di carrello piuttosto ingombrante e carico di strumenti. Sull' orlo del piano, da un apparecchio simile al quadrante di un centralino telefonico, pendevano dei sottili tubi ciascuno dei quali terminava in un ago piuttosto grosso.
    "Questo è il nostro modo di..." Il Commissario si guardò intorno come un venditore di fotografie pornografiche, "...bere" finì a bassissima voce. Wade lo guardò scegliere dei tubicini. "Ora datemi la mano" disse il Commissario.
    "Ma, fa male?"
    "Mannò, mannò" disse il vecchio. "Non c'è da aver paura."
    Prese la mano di Wade e gli iniettò l' ago nel palmo.
    Il dolore durò un attimo.
    "Potrebbe..." Wade cominciò. Poi si sentì invaso da una liquida corrente soporifica, da una specie di blanda estasi.
    "Non fa bene?" chiese l' Alto Commissario.
    "E' così che si beve da voi?"
    Castlemould conficcò l' ago nel proprio palmo.
    "Non tutti possono permettersi un apparecchio così costoso e raffinato" disse con orgoglio. "Questo apparecchio per iniezione nelle vene mi è stato regalato dal Governatore dello Stato, come ricompensa per l' aiuto che prestai nell' assicurare alla Giustizia la famigerata Pom-Gang."
    Wade si sentiva come in un delizioso letargo. "Ancora un momento e poi me ne vado" pensò. "Pom-Gang?" chiese.
    Castlemould si appoggiò sul bracciolo di un' altra poltrona.
    "E' l' abbreviazione... di Pomodoro Gang. Una banda di famigerati criminali che cercavano di coltivare delle piante di Pomodoro su vasti appezzamenti di terra!"
    "E' mostruoso!" esclamò Wade.
    "Eh, sì. Fu un affare molto serio."
    "Già... sì... mi sembra di averne avuto abbastanza, ora, di questo brindisi..."
    "Sarà meglio cambiarlo un pò" disse Castlemould, andando a trafficare con tubicini e levette.
    "No grazie" disse Wade.
    "Come lo trovate?" chiese Castlemould.
    Wade socchiuse gli occhi e scosse con forza la testa, per togliersi quell' annebbiamento.
    "Ne ho avuto abbastanza" disse. "Mi sento tutto stordito."
    "Ma questo come vi pare?" chiese Castlemould.
    Wade si sentiva pervaso da un intenso e dolcissimo calore. Sembrava che un fuoco benefico gli scorresse nelle vene, e la testa gli girava. "Basta!" disse, cercando di alzarsi.
    "Che ne dite?" disse Castlemould, estraendo la siringa dalla propria mano.
    "Basta, basta!" gridò Wade.
    Cercò di tirar fuori la siringa dal palmo, ma le dita erano ormai insensibili. Crollò sulla poltrona.
    "Spegnetelo" disse, e la voce gli uscì quasi impercettibile.
    "E questo?" gridò Castlemould. Wade ebbe la sensazione che un serpente di fuoco gli scivolasse nel corpo, e tutto il il suo sistema nervoso fu squassato da una tempesta di spasmi.
    Cercò senza riuscirci, di muoversi. Era ormai inerte, quasi in stato comatoso, quando Castlemould si decise a staccare i tubicini, e allora si afflosciò sulla poltrona. L' ago scintillante pendeva ancora dal palmo della mano, gli occhi erano socchiusi, lucidi e fissi.

    Un rumore. La mente ancora inebetita cercò di localizzarlo. Sembrava che il cervello fosse schiacciato tra grosse pietre roventi. Infine Wade aprì gli occhi. La camera la vedeva confusamente, come se ci fosse la nebbia. I piani degli scaffali sembravano rincorrersi l' un l' altro, e i dorsi dei libri galleggiavano,vorticavano e infine scorrevano via in un flusso rapido e tumultuoso. Wade scosse il capo. Il cervello gli sballonzolò dentro come una pallina.
    La nebbia che gli ottenebrava la mente si dileguò a poco a poco, e allora gli apparve la figura di Castlemould seduto alla scrivania.
    Il vecchio stava mangiando. Era quasi piegato in due e la sua faccia aveva un' espressione ispirata e sinistra, come se stesse eseguendo qualche selvaggio rito tribale. Gli occhi erano ipnoticamente incollati al cibo sparso sul panno. Era in "trance". Il thermos gli batteva contro i denti. Lo teneva fra le dita adunche e tutto il suo corpo rinsecchito fremeva, mentre la fresca bevanda gli scendeva in gola. Poi fece schiocchiare le labbra voluttuosamente, posò il recipiente e si tagliò un' altra fetta di carne in scatola mettendola in mezzo a due biscotti. Le mani tremanti portarono il tramezzino fino alle labbra lucide di saliva. Diede un gran morso e prese a masticare rumorosamente. Gli occhi emettevano bagliori di orgasmo.
    La faccia di Wade si contorse per la nausea. Si drizzò sulla poltrona, a guardare il vecchio.
    Castlemould intanto, mentre mangiava, si era messo davanti delle fotografie e le contemplava estasiato; le mascelle si muovevano rabbiosamente; gli occhi scintillavano. Dava uno sguardo a quel che stava per mangiare e poi, mentre masticava fissava le fotografie.
    Wade cercò di muovere le braccia, dure e pesanti come tronchi.
    Facendosi forza, cercò di mettere una mano sopra l' altro e infine riuscì ad estrarre l' ago dal palmo, con un sospiro rauco. Il Commissario non lo sentì, era praticamente in stato di incoscienza, tutto preso in quella sua orgia oculare e papillare.
    Wade cercò di muovere le gambe. Sembrava che non fossero le sue. Si rese conto che se si fosse alzato sarebbe caduto come un birillo. Cercò di piantarsi le unghie nel palmo delle mani, ma da principio non provò nessuna sensazione; poi gradatamente, il dolore venne, come se qualcosa si fosse acceso nel suo cervello sciogliendo quel torpore paralizzante.
    Con gli occhi, intanto, non abbandonava Castlemould. Il vecchio era scosso da violenti sussulti, ora inghiottendo ingordamente un boccone, ora trattenendone un' altro in bocca, rotolandoselo lentamente da guancia a guancia; era esattamente, pensò Wade, come se stesse facendo l' amore con quello che mangiava.
    Cercò disperatamente di tornare in sè. Doveva riprendersi ad ogni costo
    Castlemould aveva intanto "posseduto" fino in fondo la scatola di biscotti. Ora stava godendosi le briciole:
    dopo essersi inumnidito di saliva il dito, le raccoglieva, le contemplava e se le metteva in bocca. Quando fu ben sicuro che non rimaneva più niente, prese il thermos e lo scolò. Quando fu vuoto lo tenne ancora sospeso sopra la bocca avida. Le ultime gocce caddero - tac tac tac - sui denti, scivolarono sulla lingua e scesero in gola.
    Con un lungo sospiro rimise giù il thermos, e guardò un' ultima volta le fotografie, ansimando pesantemente.
    Poi le spinse via con un gesto da ubriaco e si sprofondò nella poltrona. Fissava la scrivania, la scatola vuota, il barattolo e il thermos con uno sguardo velato, ottuso. Si passò sconsolatemente il dito sulla bocca. Dopo pochi minuto la testa gli cadde in avanti e l' Alto Commissario si mise a russare rumorosamente facendo rimbombare tutta la stanza.
    L' orgia era finita.
    Wade cercò di liberarsi dall' intontimento. Avanzò barcollando sul pavimento. Gli pareva di camminare sul ponte di una nave sbattuta dalla tempesta e dovette fermarsi più volte a prendere fiato prima di arrivare alla scrivania. Il vecchio continuava a dormire. Wade fece il giro del tavolo appoggiandosi ai bordi. La stanza gli ruotava intorno.
    Si portò con fatica alle spalle del vecchio, si afferrò saldamente alla spalliera della poltrona, e chiuse gli occhi, esausto, per trenta secondi. Quando li riaprì, notò le fotografie sparse sul piano della scrivania senza capire cosa fossero.
    Erano ritratti di cibo. Una testa di cavolo, un tacchino arrosto, una torta di panna e cioccolato, un vassoio di formaggi, un minestrone fumante, una zucca. In qualche fotografia c' erano donne seminude che avevano in mano foglie d' insalata, piccoli pomodori, olive, banane; avevano la stessa espressione delle antiche dee pagane.
    "Dio mio" mormorò Wade. "Dio mio... devo andar via..."

    Era giunto a metà strada fra la scrivania e la porta, quando gli venne in mente che non aveva la minima idea di dove fosse la sua crononave. Si fermò a percorrere con la punta del piede i disegni del tappeto orientale mentre Castlemould continuava a russare.
    Poi tornò indietro e si andò ad accovacciare, ancora un pò stordito, di fianco alla scrivania.
    Nell' ultimo in basso trovò quello che cercava; uno strano tubo che rassomigliava ad una pistola. Lo prese
    "Alzatevi" ordinò con rabbia, dando dei colpi sulla testa del vecchio.
    "Aaahh!" gridò Castlemould, cercando di tirarsi su.
    Il suo stomaco urtò lo spigolo del tavolo. Ricadde pesantemente sulla poltrona senza quasi poter respirare.
    "Alzatevi!" ripetè Wade.
    Castlemould lo guardò con occhi attoniti. Cercò di sorridere, e una briciola di biscotto gli cadde dalle labbra.
    "Statemi a sentire giovanotto..."
    "Zitto! Dovete riportarmi alla mia crononave!"
    "Aspettate, aspettate un momento."
    "E alla svelta!"
    "Non toccate quell' arnese" lo ammonì Castlemould. "E' pericoloso."
    "Ci speravo proprio" disse Wade. "Così adesso vi alzate e mi portate alla vostra macchina."
    Castlemould gli si buttò quasi ai piedi.
    "Giovanotto, è..."
    "Oh smettetela, vecchio idiota! Portatemi alla vostra macchina e pregate che non prema questo pulsante."
    "No, non fatelo!"
    L' Alto Commissario si rialzò, andò a piccoli passi verso la porta, ma a mezza strada si fermò di colpo.
    Si piegò in due con una smorfia di dolore e lo stomaco cominciò a ribellarsi per le violenze ricevute.
    "Oh! Quel c... meraviglioso... cibo" mormorò desolatamente.
    "Spero proprio che vi venga il più fenomenale mal di pancia della storia" disse Wade spingendolo avanti. "Ve lo siete meritato." Il vecchio si premette il ventre. "Ohhh!" gemette. "Lasciatemi stare."
    Uscirono nel corridoio. Castlemould si diresse quasi correndo verso una porta, si aggrappò alla maniglia.
    "Sto per morire!" annunciò.
    Wade continuò: "Perchè vi fermate? Avanti, ho fretta!"
    Castlemould, senza rispondergli, aprì la porta e si precipitò dentro. Wade stava per riagguantarlo quando capì che l' altro non stava cercando di scappare: era solo una stanza da bagno. Tornò sulla porta e qui attese che l' Alto Commissario avesse finito di vomitare l' anima.
    Finalmente il vecchio riapparve, malfermo sulle gambe, il volto pallido e contratto. Chiuse la porta e vi si appoggiò contro, sfinito.
    "Ve lo siete proprio meritato" disse Wade.
    "State zitto" implorò il vecchio. "Potrei ancora morire."
    "Su, andiamo."
    Erano in macchina.
    L' Alto Commissario, che nel frattempo sembrava essersi un pò rimesso, aveva preso il volante. Wade stava seduto all' altra estremità del sedile anteriore e teneva l' arma puntata al petto di Castlemould.
    "Chiedo scusa per..." incominciò il Commissario.
    "Guidate!"
    "No, dico solo che mi rincresce a mostrarmi inospitale,"
    "Zitto!"
    Il volto del vecchio si contrasse. "Giovanotto" disse, cambiando tono. "Vi piacerebbe guadagnarvi un bel mucchio di soldi?"
    Wade sapeva già che cosa l' altro avrebbe risposto, ma chiese ugualmente: "In che modo?"
    "E' semplicissimo."
    "Portandovi del cibo" finì Wade.
    Il volto di Castlemould s' irrigidì. "E con questo?" disse piagnucoloso. "Che cosa ci sarebbe di male?"
    "Avete una bella faccia tosta, a farmi certe proposte" disse Wade.
    "No, cercate di capire, giovanotto. Figlio mio..."
    "Piantatela!" disse Wade, nauseato. "Pensate al gabinetto di casa vostra e chiudete il becco!"
    "Sentite, figliolo," insistette l' Alto Commissario, "é successo soltanto perchè non ci sono abituato. Ma adesso io..." la faccia ebbe un lampo di rinnovata concupiscenza, "so com' è..."
    La macchina svoltò ad un incrocio. Wade vide subito laggiù, in fondo, la crononave.
    "E allora dimeticatevelo" disse, senza perdere d' occhio Castlemould.
    Il Commissario sembrava disperato. Le sue dita scarne si strinsero ancor di più al volante. Il piede sinistro batteva nervosamente sul pavimento della macchina. "Siete sicuro che non cambierete idea?"
    disse in tono d' improvvisa minaccia.
    Castlemould non disse più niente, si limitò a guardare la strada con quei suoi occhi piccoli e scaltri.
    La macchina scivolò accanto alla sfera e si fermò.
    "Dite agli agenti che dovete esaminare la crononave" gli disse Wade.
    "E se non lo facessi?"
    "Qualunque cosa venga fuori da questo arnese, ve la pigliereste in pieno stomaco."
    Castlemould sorrise un pò forzatamente, e i poliziotti si avvicinarono.
    "Ehi, che diavolo... Oh, Eccellenza!" disse il primo, fattosi di colpo ossequioso.
    "Possiamo esservi utili?" chiese il secondo, togliendosi il berretto con un largo sorriso.
    "Voglio fare un' ispezione... là dentro" disse Castlemould. "Devo controllare una certa cosa."
    “Sissignore, certo” disse il primo poliziotto.
    “Mi metto quest’ arma in tasca”, mormorò Wade.
    L’ Alto commissario non disse più niente. Si stavano avvicinando alla crononave.
    Castlemould snnunciò a voce alta: “Entro io per primo, può darsi che sia pericoloso”.
    Tra i poliziotti corse un mormorio di ammirazione per il suo coraggio. Le labbra di Wade ebbero un fremito. Stava già pregustando il momento in cui avrebbe dato al vecchio una secca pedata, spedendolo in mezzo alla strada.
    Le ossa del Commissario scricchiolarono rumorosamente nella scalata d’ ingresso della crononave. Si arrampicò borbottando di piolo in piolo, serrando i denti. Wade gli diede un’ ultima spinta e si godette il rumore del ripugnante vecchio che entrava in collisione con il pavimento di acciaio.
    Poi toccò a lui entrare: cercò di tirarsi con la sola mano libera, poichè l’ altra, infilata in tasca, stringeva il calcio della pistola.
    Ma con una mano sola non ce la faceva, doveva aiutarsi con tutte e due. Si aggrappò ai montanti, e con uno scatto saltò nell’ interno a ginocchia piegate. Fu questione di un attimo: Castlemould, rapido come un cobra, infilò la destra nella tasca di Wade e la ritirò stretta attorno all’ arma.
    “Aaahh, aaahh!” la sua voce stridula vibrò nella piccola cabina.
    Wade si schiacciò contro la paratìa. In quell’ oscurità, intravedeva a stento il vecchio. “E adesso cosa credete di fare!” disse. Per un attimo, i denti di resina del Commissario scintillarono nel buio.
    “Dovete portarmi via” disse Castlemould. “Vengo con voi.”
    “C’è posto per una sola persona, a bordo.”
    “E allora sarò io ad andarmene.”
    “Voi non siete capace di manovrare i comandi.”
    “Me lo insegnerete voi.”
    “E se non lo facessi?”
    “Vi ridurrei in cenere.”
    Wade riflettè un istante. “E se ve lo dico?” disse.
    “Rimarrete qui finché non sarò di ritorno.”
    “Non vi credo.”
    “Dovete credermi, giovanotto” gridò l’ Alto Commissario. “Su, presto. Adesso ditemi come si manovra questo coso.”
    Wade si toccò la tasca. “Fermo!” lo ammonì Castlemould.
    “Devo pur consultare il foglio delle istruzioni, no?”
    “Va bene, ma attento a non fare scherzi. Che sia proprio il foglio delle istruzioni. eh? E poi datelo a me, senza fare storie.”
    “Non ci capireste una parola.”
    Wade infilò la mano in tasca.
    “Che cosa avete lì?” disse Castlemould. “Quello non è un foglio.”
    “E’ una tavoletta di cioccolata” Wade pronunciò le parole con sadica lentezza. “Una spessa, dolce, cremosa tavoleta di ciccolata.”
    “Datemela!”
    “Certo, Commissario! Eccola qui, prendetela!”
    La smania, l’ avidità, la frenesia della gola perdettero Castlemould: il vecchio fece un balzo istintivo verso Wade con la mano tesa, ma nel buio incespicò, l’ arma gli cadde di mano. Wade fu pronto ad afferrarlo per il collo e per il fondo dei pantaloni.
    Gettò fuori con violenza l’ Alto Commissario Castlemould attraverso il portello circolare, e il vecchio finì a gambe levate sulla strada.
    Si udirono delle grida. I poliziotti erano terrorizzati. Wade buttò fuori anche la tavoletta di cioccolata.
    “Brutto porcaccione!” gridò, e scoppiò in una gran risata vedendo la tavoletta rimbalzare sulla fronte corrugata di Castlemould.
    Poi si precipitò a chiudere il portello.
    Girò il volano finchè la paratìa fu chiusa ermeticamente, poi schiacciò il pulsante e si assicurò le cinghie di sicurezza. Moriva dal ridere pensando a Castlemould, che stava probabilmente raccontando qualche storia arzigogolata sulla tavoletta di cioccolata per potersela tenere.
    Un attimo dopo, nell’ incrocio dove la crononave si era fermata, non c’ era più niente, solo un filo di fumo acre. Si sentiva soltanto il lamento pietoso e agghiacciante di un vecchio affamato.


    La crononave si fermò con una piccola scossa. La porta si aprì e Wade balzò fuori. Fu subito circondato da una piccola folla di scienziati e studenti festosi, che venivano correndo dalla sala di controllo.
    “Ehi!” disse un amico dandogli una gran manata sulla schiena. “Ce l’ hai fatta!”
    “Naturalmente.” disse Wade, con un sorrisetto modesto e infinitamente presuntuoso.
    “Bisogna festeggiare” disse l’ amico. “Stasera facciamo un grande banchetto, vedrai. Avrai la bistecca più enorme che ti sia mai capitata. Ehi, ma che ti prende?”

    Il professor Wade era violentemente arrossito.
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    [Modificato da alanparsonx 12/03/2005 20.57]

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    00 3/14/2005 10:03 PM
    L' autore del racconto RICHARD MATHESON
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